E’ morto Elio
Pagliarani, il poeta che sottrasse la scrittura alla “tirannia dell’io”
protagonista, per una coralità oggettiva, di tipo anche documentario, in una
Milano del traffico, tra uffici, tram, semafori. Nei suoi versi emerge il canto
dell’uomo che lavora, negli spostamenti della città, nel suo ammassarsi e
diventare quasi uno solo, in una sorta di “epica del quotidiano”. Questo prima
di entrare nel gruppo 63 di Giuliani e Sanguineti, dove l’epica scompare.