Per
una volta, di fronte ad un fatto di violenza, la cronaca lascia spazio al
giudizio. Quando il senso di una strage rimane inafferrabile ognuno di noi è
obbligato a cercarlo attraverso un paragone serrato con la propria vita, le
proprie esperienze. Rimane la difficoltà, rimane il vuoto di senso di fronte al
male, ma è di fronte a fatti come questi che uno può davvero scoprire in cosa
consiste.
Partendo
dalla provocazione di Aldo Grasso apparsa su Vita e Pensiero, suggeriamo il
paragone con alcuni articoli di critica sul nuovo programma televisivo di
Saviano e Fazio. Ci si può chiedere se la TV sia in grado di abbandonare la
recitazione del dolorismo per cedere il passo ad una narrazione del dolore,
della vita e della ricerca del senso che, distanziandosi dalla chiacchiera,
possa tornare a comunicare con l’esperienza, diventando educazione. L’esempio negativo
di questo nuovo programma, può mostrarci paradossalmente una possibile
soluzione, per cui la ragione della parola possa ritornare protagonista al
posto del sentimentalismo delle parole.
Proponiamo un interessante
dibattito tra Danilo Zardin e Roberto Persico intorno alla pubblicazione del
libro “Il dilemma moderno” di Dawson. Emergono alcuni spunti di riflessione sul
destino dell’Europa contemporanea in rapporto alla sua antica radice cristiana.
Quale via d’uscita c’è oggi dalla crisi della cristianità e della civiltà
occidentale? Di fronte alla proposta di Dawson di un ritorno alla formazione
umanistica, crediamo che la crisi sia più profonda, ovvero che essa estenda le
radici nello “smarrimento della natura stessa di esperienza cristiana”, e che
dunque non basti il recupero degli studi.
Tornano articoli problematici
sul rapporto fra scienza e Chiesa. Fra i vari mimetismi dei nostri giornalisti
intellettuali riemergono sia una Chiesa nemica della scienza, sia una posizione
opposta priva di critica su alcuni fattori appartenenti alla mentalità del
tempo. L’apertura e il dialogo fra diverse strade, come teologia e scienza, ma
non basta.
E’ stato presentato il libro
<>, curato da Danilo Zardin. Ci si interroga sull’anima della città, e su
quale potrà essere il suo volto, oggi che tanto si parla di sviluppo. Perché Milano
è sempre stata un polo di attrazione di gruppi e forze sociali, così da amalgamarli
in un comune destino? La prefazione di Lorenzo Ornaghi e due articoli di
commento. In attesa del terzo volume de “Le nuove meraviglie di Milano”, in
uscita a Luglio.
Tra autori contemporanei e
maestri della nostra letteratura, qualche revisione e incontro. Fino a Charles
Péguy, di cui viene messa in scena per la prima volta “Il portico del mistero
della seconda virtù”.
Segnaliamo alcuni articoli
riguardanti il neo-principio etico della dittatura dei desideri. Andiamo a
verificare la ricerca di nuove strade legali e pseudoscientifiche, come la
forzatura del riconoscimento delle unioni degli omosessuali e la menzogna di
una inclinazione naturale altra.
Pubblichiamo il botta e
risposta avvenuto a distanza di due giorni fra i due giornalisti Ilvo Diamanti
e Luca Doninelli. Dimostrazione, ancora una volta, della possibilità che a
partire da un fatto di cronaca, come i suicidi dei lavoratori lasciati soli di
fronte alla crisi, si debba arrivare alla domanda di senso, che è il grido di
ogni cuore.
Tre esempi di idealizzazione e inevitabile astrazione: una riflessione
culturale co la sua ricaduta di mentalità, il sogno di poter parlare con le
macchine, e una pretesa laicizzazione della bellezza.
Partendo
dalla provocazione di Aldo Grasso apparsa su Vita e Pensiero, suggeriamo il
paragone con alcuni articoli di critica sul nuovo programma televisivo di
Saviano e Fazio. Ci si può chiedere se la TV sia in grado di abbandonare la
recitazione del dolorismo per cedere il passo ad una narrazione del dolore,
della vita e della ricerca del senso che, distanziandosi dalla chiacchiera,
possa tornare a comunicare con l’esperienza, diventando educazione. L’esempio negativo
di questo nuovo programma, può mostrarci paradossalmente una possibile
soluzione, per cui la ragione della parola possa ritornare protagonista al
posto del sentimentalismo delle parole.