Editoriale

La cultura non può che nascere
da un gusto del vivere

Il gusto del vivere è quell'accento conoscitivo e affettivo che viene da una determinata concezione dell'esistenza, da un determinato giudizio di valore sulla vita. Da qui, il Centro Culturale di Milano ogni volta riparte per conoscere, incontrare e appassionare quanti vogliono guardare così la realtà. Non è unicamente capacità di erudizione. E' piuttosto il frutto di una consapevolezza piena del gusto dell'esperienza che si sta vivendo, dentro questa realtà e dentro la storia. Ciò è tanto più sentito oggi mentre si riscontrano grande incertezza e smarrimento e sembra trovare cittadinanza solo la categoria dell'impossibilità, quella che ammette solo la fine, il nulla delle cose, l'inutilità della realtà. La cultura mette in vetrina, infatti, idee e concetti evasivi o astratti, come distrazioni che non tengono l'orizzonte intero che distingue il cuore dell'uomo, non stanno all'altezza della speranza che questo cuore esige.

La nostra presenza nella vita culturale non può non avere un volto diverso, capace di entusiasmo. Non si può al contrario riconoscere come la mentalità dominante sia avversa all'affermazione di una posizione culturale quando si esprime come esperienza critica e sistematica di tutta la realtà; alla cultura cattolica tutt'al più viene concessa una certa benevolenza allo spiritualismo finché esso rimane sospeso in una dimensione astratta. Tale benevolenza può provocare grandi equivoci e non si può tacere che, talvolta, la cultura cattolica ha, forse inconsciamente, favorito un rapporto compromissivo con quella di radici laiciste. Il rabbino di Gerusalemme David Rosen al Meeting di Rimini ha esplicitamente dichiarato che qualsiasi verità di dialogo è possibile solo se gli interlocutori partono dalla coscienza delle diversità delle loro posizioni ideali. Lo sguardo attento all'esperienza cristiana e il rendersi conto della diversità ed estraneità dell'ambiente rendono paradossalmente più potente l'incontro e la valorizzazione dell'altro, senza sentire nemico nessuno, in rapporto con tutti gli uomini come testimoniano i molteplici rapporti, incontri, collaborazioni che si verificano nelle nostre attività.


"La cultura deve poter offrire agli uomini il significato di tutto.
L'uomo veramente colto è chi è giunto a possedere il nesso che lega una cosa all'altra e tutte le cose fra di loro. Cultura perciò non può essere possesso di nozioni, perché neppure le nozioni derivate dallo studio di migliaia di uomini potrebbero dire una sola parola risolutiva riguardo all'interrogativo circa il rapporto che lega l'uomo a tutte le cose, cioè circa il significato della sua esistenza.
Per questo l'origine di tutto, che è il senso ultimo di ogni cosa, si è rivelata agli uomini. "

Don Luigi Giussani